La sguagliata propaganda della Destra per il referendum e la necessità di votare NO al mondo che vorrebbero
diAlessandro Tettamanti
Devono far quantomeno riflettere le strumentalizzazioni utilizzate dalla destra e l’enorme sforzo che sta facendo, costi quel che costi, per indurre a votare sì al prossimo referendum sulla giustizia del prossimo marzo.
Un referendum che “non serve a migliorare al giustizia” (cit. Nordio e Mezzogiorno), ma a indebolire il potere giudiziario dando poteri enormi ai PM e ottenendo un controllo politico più diretto (“conviene anche a voi se andate al governo” cit. sempre Nordio).
Insomma un pezzo importante dell’architettura politica che la destra post fascista vuole iniziare a costruire, insieme al premierato che vuole rafforzare l’esecutivo e all’autonomia differenziata per frantumare lo Stato e dare più potere al Centro.
A questo si somma il liberticida DDL sicurezza, per cui la destra, si è servita della manifestazione di Torino, e più nello specifico delle brutte immagine del pestaggio del poliziotto, per provare a far passare la seconda parte, che prevederebbe fermi preventivi di 12h nei confronti di manifestanti sospettati di essere pericolosi oltre al cosiddetto “scudo penale” per le forze dell’ordine che limiterebbe le indagini su agenti che usano armi o forza fisica in servizio. Un passo importante quindi verso lo Stato di polizia e metodi simil ICE visti a Minneapolis.
Insomma, tutto si può dire a questa ultra destra, tranne non che non si stia dando molto da fare per costruire il mondo (orribile) che vorrebbe, creando le condizioni affinché possa avvenire.
E mai come in questo tempo si possono “creare le condizioni”, artificialmente, creando veri mondi ad personam tramite l’algoritmo. Mai come ora si può manipolare l’opinione pubblica grazie ai social network. Chi possiede l’algoritmo possiede il mondo, si dice. E’ vero.
E forse mai fino ad ora in Italia c’è stata un’operazione così forte sotto questo punto di vista, cartina di tornasole della posta in gioco che si è andata a giocare Meloni, per qualcuno inutilmente, vista anche la possibilità di perdere in conseguenza di una polarizzazione del referendum: sì sto col Governo, No sono contro il governo.
Diciamo che in passato in Italia, sull’esito di una tale consultazione non ci sarebbero stati dubbi, tanto più che alcuni segnali di indebolimento del consenso ci sono, in conseguenza dell’impoverimento diffuso sopratutto per pensioni e salari bassi.
E allora stanno provando davvero a mettercela tutta, in tutti i modi compreso l’orribile “ loro votano no” con la foto del pestaggio del poliziotto di Torino, pubblicato dal Comitato del sì.

Fa parte di questa strategia anche l’uscita del Consigliere Leonardo Scimia, capogruppo di Fratelli d’Italia al Comune dell’Aquila, che mi ha messo in mezzo, decifrando quello che ho scritto in maniera sostanzialmente fantasiosa e quindi diffamatoria e accusando il Pd locale di silenzio sui fatti di Torino, quando abbiamo parlato pure troppo, come evidenziano le uscite, oltre che mie, dei consiglieri Pezzopane, Palumbo, Pietrucci.
Ma a che serve il piano di realtà nell’era della post realtà? A ben poco, quello che serve è schiacciare, in questo caso il PD, ai manifestanti violenti di Torino e associarci tutti insieme appassionatamente al fronte del No al Referendum, in quanto il No – questo il messaggio che vogliono far passare – sta con lo Stato di diritto, garantito dalla separazione del potere giudiziario e dai giudici, con il quale – evidenetemente – non si può subito procedere a condannare senza neanche un processo il nemico di turno. Nel caso di Torino, da notare l’intervento di Meloni che si porta avanti e chiede ai magistrati di “non esitare” suggerendo loro anche la condanna per gli imputati “tentato omicidio”, uno scorcio su un dispotico quanto prossimo futuro.
Prima di Torino, soprattutto per noi abruzzesi, da notare l’investimento (in tutti i sensi) che la destra ha fatto per utilizzare alcune narrazioni come la famiglia del bosco per screditare la magistratura in vista del referendum. Un lavoro certosino, frutto di analisi, profilazioni e correlazioni, di dati e capacità di assemblarli, che poi diventano dichiarazioni, post, card per indirizzare subdolamente l’opinione pubblica a votare sì a un referendum obiettivamente complicato.
La post verità si basa sul dare più importanza alle emozioni che ai fatti servendosi dei social, ed è su questo campo che si gioca la partita del referendum e ormai la politica tout court. Un’epoca in cui sempre più, mostrare al momento giusto la parte per il tutto vale la partita, perché la possibilità tecnica della riproduzione dell’immagine, vista la sua immaterialità che permette la diffusione capillare, è assoluta e presa come valore assoluto.
Di conseguenza diventa difficile prendersi il tempo invece per analizzare, spiegare, raccontare. Tutti devono andare dietro come mai prima a quella prima parte (immagine o narrazione che sia) se non vogliono perdere consenso. Non c’è spazio per il pensiero, ma solo per le tifoserie e chi è più cinico vince.
Non è sul piano del cinismo che bisogna inseguire ovviamente, ma per mettere almeno in pausa tutto il resto, è importante allora votare No al referendum di marzo. Non abbiamo altra scelta e la lotta politica può essere combattuto solo con i mezzi che di volta in volta si ha a disposzione. Adesso abbiamo questo, utilizziamolo. E’ importante per difendere una Costituzione che l’Italia finora ha sempre difeso, ma che adesso è a rischio proprio per cosa è diventato il mondo e quindi questo Paese, affetto da algoritmi sapientemente drogati tramite l’arma più forte: la paura.
Partiamo dal NO al referendum che è un NO per impedire la costruzione del loro mondo autoritario, per costruire poi i tanti Sì al mondo possibile che vogliamo NOI, che non poggia certo sulla paura, ma sulla costruzione della speranza e una nuova primavera.
Per farlo, per prima cosa, dobbiamo lavorare a costruire un NOI possibile. Necessario.