L’immediata Kirkificazione di Derranque nel Consiglio dell’Aquila e la strumentalizzazione infinita dell’estrema destra a cui sarebbe meglio smettere di andar dietro
Lunedì 16 febbraio nel Consiglio comunale dell’Aquila si doveva discutere l’Ordine del giorno a prima firma del Consigliere del gruppo “L’Aquila protagonista”, Alessandro Maccarone, presentato per esprimere “condanna dei gravi fenomeni violenti di antagonismo radicale avvenuti a Torino”, “solidarietà alle Forze dell’Ordine” e per “proseguire lo sgombero di beni e immobili illegalmente/occupati”.
Odg che seguiva il comunicato del consigliere, capogruppo di Fratelli d’Italia al Comune, Leonardo Scimia, classe 93′, che parlava di “Silenzio e ambiguità nel centro sinistra” dopo i fatti accaduti in Piemonte, con particolare riferimento al Partito Democratico e anche al sottoscritto che, invece di stare per lo meno zitto, aveva addirittura pubblicato un post che Scimia, con un’evidente mistificazione, accusava di voler “legittimare la violenza contro chi indossa una divisa” e di cui ho già parlato su questo blog.
Ma l’atteggiamento passivo aggressivo, con l’estrema destra che cerca di criminalizzare in ogni modo la sinistra antifascista, ormai sembra non conoscere più limiti e prende forme sempre più audaci, quanto fastidiose, in particolare all’Aquila, divenuta una sorta di “capitale italiana del sovranismo identitario“. Una piccola città della Provincia italiana, capoluogo di Regione, amministrata dall’estrema destra, con a capo, da nove anni, Pierluigi Biondi, Sindaco FdI che ha militato in precedenza in Casapound e che da Sindaco si è reso protagonista di alcuni atteggiamenti violenti [1, 2]. La città del collegio in cui ha scelto di farsi eleggere Giorgia Meloni, nella Regione dove è stato catapultato come governatore, Marco Marsilio, il “Lungo” di Colle Oppio, sede storica dell’MSI e incubatore della destra post fascista romana in cui è cresciuta politicamente anche Meloni.
Così, prima che il suddetto consiglio inizi, la consigliera della Lega Tiziana Del Beato chiede un minuto di silenzio per la morte di Quentin Deranque, militante di estrema destra di appena 23anni, ucciso a Lione in uno scontro con un gruppo di antifascisti. Il giovedì precedente Deranque era nei pressi dell’Università dellaFacoltà di Scienze politiche di Lione dove si stava svolgendo una conferenza tenuta dall’europarlamentare Rima Hassan (La France Insoumise), contestata all’esterno dell’ateneo dal collettivo femo-nazionalista “Nemesis”. Il gruppo di estremisti di destra, si dirà in un primo momento, era lì come servizio d’ordine per le ragazze del collettivo in caso di problemi, in realtà si aggirava per tendere agguati agli antifascisti. Quello che poi effettivamente succederà e in conseguenza del quale Deranque resterà a terra colpito dagli antifascisti, come viene ricostruito in questo articolo.
Una notizia terribile, a riguardo della quale non c’è altro da dire se non che nessuno dovrebbe morire nello scontro politico, tantomeno a 23anni. Notizia entra in questo Consiglio comunale a sorpresa e in maniera totalmente avulsa dal contesto e senza prendere in considerazione che Derranque faceva parte di un milieu radicale e violento ed era il fondatore di un piccolo gruppo neofascista. All’interno di una città come Lione, ritenuta capitale dell’estrema destra francese, in cui piccoli gruppo post fascisti come “generazione identitaria”, “Bastion social”, Lyon populaire”, “le Gud”imperversano generando innumerevoli violenze contro le persone di sinistra e gli immigrati e che sabato 21 febbraio hanno sfilato insieme in memoria di Derranque, in una marcia a Lione cha ha visto la presenza di vari personaggi neonazisti francesi.
Perché tuto questo entra nel Consigli dell’Aquila? Perché L’Aquila è più vicina a Lione di tante altre città nel mondo in questo momento, in quanto fortino nero d’Italia dove gruppi solidali a quelli di Lione sono praticamente al governo cittadino, considerata per questo avanguardia del progetto identitario che all’Aquila trova strumenti importanti per farsi conoscere e diffondere alla luce del sole le sue idee, utilizzando per esempio l’elezione a Capitale italiana della cultura, avvenuta chiaramente per vicinanza politica col Governo.
Tornando al Consiglio, dopo Del Beato prende parola la Consigliera Claudia Pagliaraccio. Chi è? Anche lei di FdI ed ex Casapound, orgogliosamente tra le prime ad aver aderito a lancio nazionale del Comitato Remigrazione e Riconquista e tra le organizzatrici del festival del libro OFF che dopo “Belle ciao! Come Giorgia Meloni e la destra hanno mandato in tilt il femminismo”, previsto per domenica 22 febbraio, il 7 marzo [SIC!] porterà, nel suo terzo appuntamento, la presentazione del libro “Le vite delle donne contano. Lola, Pamela e Desirée: quando l’immigrazione uccide”, di Francesca Totolo, Altaforte edizioni, la casa editrice vicinissima a CasaPound, il tutto con il logo della Capitale della Cultura.

Pagliariccio in questo modo farà entrare i temi del collettivo femo nazionalista Nemesis, fondato in Francia nel 2019 e arrivato da qualche tempo anche in Italia, tramite L’Aquila capitale italiana della cultura. I temi infatti sono proprio quelli del libro di Totolo, ovvero attirare l’attenzione sul tema della violenza sessuale che secondo loro è compiuta in modo sproporzionato dagli uomini immigrati nei confronti delle donne, e sulla cosiddetta sostituzione etnica, una teoria del complotto razzista, molto popolare negli ambienti di estrema destra, secondo cui esisterebbe una cospirazione globale per sostituire i bianchi con persone di altre etnie.
Ma torniamo al Consiglio aquilano del 16 febbraio. Proprio lei, la consigliera Pagliariccio prende parola em non paga delle strumentalizzazioni messe in atto fino a quel momento, ne compie un’altra criminalizzando due consiglieri, Simona Giannangeli di L’Aquila Coraggiosa e Lorenzo Rotellini di AVS – rei a suo dire, di aver abbandonato l’aula al momento del minuto di silenzio per Derranque, per una sorta di “mancata condanna”.
Mentre si procede alla discussione, altrettanto strumentale, sui fatti di Torino, viene pubblicato dai media in tempo reale un comunicato del consigliere Scimia, presente in aula tutto il tempo, che redarguisce i due consiglieri di sinistra:
“È una decisione politicamente significativa. Di fronte a un omicidio maturato in un clima di scontro ideologico, l’assenza rischia di apparire come una mancanza di una condanna chiara e condivisa della violenza. Troppe volte in consiglio ci siamo uniti per condannare gli episodi di violenza, non possiamo venir meno ora”.
Operazione riuscita: anche oggi l’estrema destra aquilana ha potuto creare un caso mediatico per accusare una parte della sinistra antifascista di non condannare la violenza. Giannangeli e Rotellini poi bolleranno come fake news la ricostruzione di Scimia .
Il Consiglio va avanti e la destra si approva, con alcuni voti anche di una parte della minoranza – più quattro astenuti e il solo NO di Simona Giannangeli -l’odg su Torino, nonostante il clima sia da caccia alle streghe e i toni tra minoranza e maggioranza, molto alti. Le opposizioni avevano presentato compatte un Ordine del giorno alternativo, che la maggioranza non ha votato, in cui sostanzialmente davano solidarietà al poliziotto pestato, ma anche ai giornalisti e ai manifestanti pacifici pestati dalla polizia.
Quello che qui si preme far notare è come, non a caso proprio all’Aquila, sia arrivata alla velocità della luce la cosiddetta Kirkfiicazione di Quentin Deranque. Si assiste infatti alla martirizzazione di Derranque che sta venendo utilizzato in Francia e in Europa allo stesso modo di come Donald Trump ha utilizzato l’omicidio di Charlie Kirk, a partire dal quale si è generata una vera e propria caccia alle streghe che ha portato all’inserimento del movimento Antifa tra le organizzazioni terroristiche. Qualcosa che assomiglia all’invenzione della cosiddetta teoria gender, visto che Antifa non è un movimento univoco, ma una galassia piuttosto eterogenea, in cui possono esseri compresi tutti gli antifascisti e le antifasciste del mondo, quindi anche noi.
In Italia un’operazione dell’estrema destra, che ieri era a Colle Oppio e oggi al governo, aveva preso piede giusto un anno fa con la strumentalizzazione dell’omicidio politico del 1975 del giovanissimo militante del Fronte della gioventù, Sergio Ramelli, in ricordo del quale all’Aquila, la giunta Biondi, ha fatto erigere una lapide accanto una scuola, rifiutando, in un passato Consiglio, di accogliere l’emendamento dell’opposizione che chiedeva di ricordare tutte le vittime di quella stagione politica.
Una denuncia dell’Odio politico che dunque contiene un evidente doppio standard.
Ma c’è di più perché l’operazione dell’estrema destra tende proprio ad invertire la realtà politica. Come scrive l’economista Frédéric Lordon su Le Monde Diplomatique: “il problema politico in Francia (come in Italia ndr) non è l’ascesa del fascismo, ma è la sinistra antifascista”.
“Il secondo fascismo storico ha questa particolarità – scrive Leonardo Bianchi, collaboratore di Internazionale – negare in tutti i modi di essere un fascismo e addossare l’infamia ai propri oppositori”. Come avvenuto plasticamente, quanto ripetutamente, tramite una continua strumentalizzazione, decontestulaizzazione e banalizzazione di alcuni eventi, nello scorso consiglio comunale aquilano del 16 febbraio, preso da questo articolo come significativo caso di specie italiano in una sede istituzionale.
In risposta a ciò quasi tutta la sinistra istituzionale , come accaduto anche nel Consiglio, tende meccanicamente ad andar dietro le speculazioni che la destra mette in campo, per paura dell’accusa strumentale di essere amica dei violenti.
Un errore che bisognerebbe smettere di fare, perché in questa maniera ci si fa influenzare dalle mistificazioni che nulla hanno a che fare con la dialettica e il confronto.
E’ necessario invece condannare la violenza politica, tenendo la barra dritta senza e portando avanti le proprie idee antifasciste senza farsi distrarre, riconoscendo e denunciando il vero fascismo, senza farsi intimidire nella sua condanna e sapendo di stare nella parte giusta della storia.
Alessandro Tettamanti