Le ambigue tesi sull’antifascismo del Sindaco dell’Aquila in Consiglio Comunale

Nel consiglio comunale di lunedì il sindaco Pierluigi Biondi (Fratelli d’Italia ma con un passato in CasaPound) ha preso parola durante la seduta del Consiglio Comunale per rispondere alla Mozione presentata dal Consigliere Giustino Masciocco (SI) intitolata “utilizzo simbologia fascista da parte di esponenti pubblici”, in relazione ad una chat WhatsApp balzata agli onori delle cronache, in cui era iscritto lo stesso Sindaco e recante come immagine una bandiera della Repubblica di Salò. Il Primo cittadino ha aperto una lunga parentesi storica per affermare alcune teorie secondo cui, per esempio, “il tema dell’anti è una cosa che non funziona”. Dopo aver delineato un passato fascista da parte di alcuni che avrebbero contribuito a scrivere la costituzione per mettere in luce le contraddizioni di ciò che gli si chiedeva, il sindaco ha sottolineato come le radici della città dell’Aquila non possono affermarsi come anti-fasciste, in quanto attraversata da diverse ideologie in differenti momenti storici (“L’Aquila ha anche origini fasciste” ha detto). Ha infine ribadito il proprio no alla mozione, considerandola inutile. (ASCOLTA LE SUE PAROLE NEL PLAYER DA UN ESTRATTO DELLA TRASMISSIONE DI MATTINA DI MARTEDi’ 3 LUGLIO)

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Il passaggio più grave e di segno revisionista, quando ripercorre gli anni di piombo e le violenze che ci furono in quel periodo tra diversi estremisti, mettendole “però” su piani diversi affermando che “ mentre da una parte c’era lo spontaneismo armato che era una parte di vitalismo deteriore e cattiva interpretazione del superonismo Nietchiano, dall’altra invece c’era uno strategia precisa di antifascismo militante che sosteneva che uccidere un fascista non è reato”. Le teorie del Sindaco Biondi provengono da una cultura chiaramente figlia della terza posizione e del neo-fascismo, quello sedicente del “terzo millennio”, in cui, in un passato recente, ha militato. L’ambiguità principale sta nel sostenere di riconoscersi nella Costituzione, in quanto sindaco, ma allo stesso tempo – di fatto – non ritenersi antifascista in quanto -così dice – critico dell’”anti”. Insomma l’ex CPI sembra ancora in continuità con quel realismo tattico, così ambiguo, utilizzato dai fascisti del terzo millennio che su quella base si muovono agevolmente tra elezioni e violenza di strada. Teorie, quelle neo fasciste – figlie del progressivo sdoganamento nel tempo del fascismo e di una perdita di memoria collettiva, nel marasma dei nuovi media, nell’epoca delle post verità, della crisi e sovranismi vari.

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