Solidarietà alimentare, l’avvocato Fausto Corti: “È un’omissione di atti d’ufficio, il Comune non può trattenere quelle somme”

Il Comune dell’Aquila sospende l’erogazione di circa 3mila buoni alimentari per l’emergenza Covid. La notizia è stata data dal sindaco Pierluigi Biondi durante l’ormai consueta conferenza stampa in diretta Facebook. Il sindaco ha precisato “mi rendo conto del disagio ma non dipende da noi”. Tuttavia, stando a quanto riferisce l’avvocato Fausto Corti, nella puntata del 23 aprile a Radio 19, le cose non starebbero così.

Ma andiamo con ordine. Nei giorni scorsi il Tribunale amministrativo regionale ha emesso un decreto cautelare sul bando per i buoni spesa alimentari, dopo il ricorso di una famiglia domiciliata a L’Aquila ma con residenza in un comune pugliese. In sostanza, il decreto obbliga l’Ente a permettere alla famiglia in questione di presentare domanda per gli aiuti governativi: un passaggio non possibile altrimenti, visto che nel form elettronico da compilare si deve necessariamente cliccare su una casella che indica la residenza presso il Comune dell’Aquila.

Un provvedimento quello del Tar, in linea con quanto nei giorni scorsi aveva chiarito L’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (l’Unar) della Presidenza del Consiglio dei ministri riguardo ai criteri discriminatori adottati da alcuni comuni per la distribuzione di buoni spesa e di generi di prima necessità [ne avevamo parlato qui]. Proprio sulla questione della residenza, intesa come strettamente anagrafica, l’Unar si era espressa così: “in sostanza, potrebbe configurarsi non solo discriminatorio ma altresì in controtendenza con i principi stessi dell’Ordinanza 658 della Protezione Civile, andando proprio ad escludere da un beneficio proprio quei soggetti che in questo momento si trovano nelle condizioni di maggiore bisogno”.

Una condizione che appare molto vicina a quella della famiglia in questione, assistita dall’avvocato Corti, insieme agli avvocati Gianluca RacanoAndrea Piermarocchi e Francesco Rosettini.

“Ci interessava – ha detto a Radio 19 Corti – difendere le ragioni di questa famiglia che vive a L’Aquila: il marito lavora qui, la figlia è iscritta ad una scuola media della città, sono a tutti gli effetti aquilani ma hanno conservato la residenza in un comune del pugliese. Non avevamo alcuna intenzione di bloccare l’erogazione dei buoni pasto perché sarebbe stata una crudeltà, quindi il ricorso è stato predisposto tecnicamente proprio per non produrre l’effetto che invece il sindaco Biondi ha voluto che producesse: abbiamo chiesto esclusivamente che il Tar disponesse l’ammissione di questa famiglia alla selezione”.

E in effetti, come dicevamo, il Tar ha disposto l’ammissione con riserva, permettendo dunque che la famiglia potesse presentare domanda, pur non avendo residenza nel Comune dell’Aquila.

“A fronte di quel decreto – prosegue l’avvocato – ciò che il Comune dell’Aquila avrebbe dovuto fare, sulla base della decisione del Tar, sarebbe stato consentire alla mia assistita di presentare la domanda e poi esaminarla. Tutto si sarebbe potuto chiudere in qualche giorno, tanto più che già il 22 aprile ho scritto al Comune chiedendogli di dare attuazione a questa ordinanza. È chiaro che non c’erano margini per la sospensione della distribuzione, anche perché la famiglia della mia assistita avrebbe al più diritto a 300 euro, tutto il resto della somma (parliamo di 368 mila euro messi a disposizione dalla Protezione civile nazionale, ndr.) è libero e il Comune lo può distribuire in modo indiscriminato. È un atto voluto per trasformare quella che è la volontà di un cittadino di vedere riconosciuto un diritto in una campagna politica”.

A questo punto ci chiediamo cosa succederà, soprattutto per tutte quelle persone che contavano su questi aiuti in un momento così delicato e drammatico.

“Il Comune non può trattenere quelle somme, – affonda Corti – ha l’obbligo di distribuirle: quelle somme sono dello Stato che le ha date al Comune per distribuirle ai cittadini, il Comune perciò non può disporne a propria discrezione ma deve trasferirle ai bisognosi, se non lo fa quello che commette è un’omissione d’atti d’ufficio. Perciò non escludo che si possa procedere penalmente nei confronti del Comune”.

“Il punto di fondo – dice – è che la giunta Biondi ha fatto una scelta a monte, quella del prima gli italiani, declinata nella versione più provinciale possibile del prima gli aquilani: scelta che però non regge ai principi di legislazione, costituzionali e di umanità. Avrebbero potuto evitare tutto questo: bastava escludessero il criterio della residenza come criterio di ammissione alla selezione, così come quello del permesso di lungo soggiorno, visto che era pacifico che entrambi i requisiti erano discriminatori, così come la magistratura sta sancendo non solo a L’Aquila ma anche a Roma dove, ad esempio, c’è stato un provvedimento del tribunale di Roma che ha stabilito che persino l’extracomunitario senza fissa dimora e clandestino ha diritto ai buoni alimentari”.

Il sindaco sostiene che queste persone avrebbero potuto rivolgersi al Comune di residenza.

“Il Comune che appartiene alla residenza anagrafica di questa famiglia – spiega Corti – ha già identificato gli esercizi commerciali presso i quali possono essere spesi i buoni, perché i buoni alimentari possono essere spesi solo in esercizi commerciali convenzionati con l’amministrazione comunale del territorio. Sorge dunque una problematica pratica: chi sta a L’Aquila non può spostarsi dal territorio comunale perché attualmente si commetterebbe un reato. Come si può pensare che possano prendere il treno spostarsi lì per usufruire dei buoni e tornare a L’Aquila? La famiglia vive qui, la bambina è iscritta in una scuola media della città, per quale motivo dovrebbe andare a fare spesa lì?”

Un’altra grave discriminazione, per cui [come abbiamo scritto qui] sono stati presentati due ricorsi al Tribunale dell’Aquila, riguarda sette cittadini extra comunitari, che hanno ritenuto “discriminatori” gli “ulteriori criteri” d’accesso richiesti dal Comune aquilano rispetto a quelli individuati dallo Stato, in particolare quello del permesso di soggiorno di lunga durata. L’udienza è fissata per il 6 maggio.

“Lì la vicenda è ancora più grave – afferma Corti – perché non prenderebbero il buono alimentare stranieri che vivono e lavorano a l’aquila da 4 anni. Siamo veramente all’assurdo ma ormai credo che la questione sia risolta perché c’è stato un pronunciamento della Presidenza del Consiglio che ha chiarito che prevedere qualsiasi criterio che non sia attinente allo stato di bisogno è discriminatorio. Se il Comune amministra il denaro pubblico in maniera oculata, dovrebbe emendare il bando nella parte in cui prevede questi criteri esclusivi e discriminatori. Perché è chiaro che in questo modo probabilmente il Comune, e quindi noi aquilani, andrà incontro ad una condanna alle spese: dovremo pagare dei soldi agli avvocati che hanno presentato questo ricorso e i danni alle persone che sono state discriminate, per colpa della giunta Biondi”.

E sulla possibilità che l’amministrazione comunale faccia marcia indietro, l’avvocato non è ottimista.

“È un tentativo piuttosto meschino di trasformare una questione in cui una cittadina esercita un diritto costituzionale, come nel caso di questa famiglia che sta esercitando un diritto alla difesa, trasformandolo in questione di natura politica: insinuare che si vuole creare uno scontro sociale, siamo quasi ai limiti del delirio ideologico. Mi auguro ma non credo che torneranno indietro, si risparmierebbe il denaro degli aquilani”.

I tempi, inoltre, potrebbero essere lunghi e di conseguenza verrebbe meno il criterio dell’urgenza, tra le ratio del provvedimento.

“Mi dicono che uno dei motivi della sospensione è legato alla paura che vengano fatti altri ricorsi e che quindi si debba rifare la graduatoria, però allora non potrebbe essere erogato nessun buono fino al termine dei i 60 giorni per l’impugnazione del bando, quindi il comune dovrebbe sospendere ogni erogazione e rinviarla a giugno, il che mostra l’irrazionalità di questa tesi. Irrazionalità che, tra l’altro, mi pare ancora più grave perché mi si dice che a 100 persone verrà erogato il buono, perché questi 100 sì e altri no? E soprattutto, chi sono questi 100 visto che il comune non ha pubblicato nessuna graduatoria, come sono state scelte queste persone?”

(S.S.)

Un pensiero riguardo “Solidarietà alimentare, l’avvocato Fausto Corti: “È un’omissione di atti d’ufficio, il Comune non può trattenere quelle somme”

  • aprile 25, 2020 in 8:35 pm
    Permalink

    Non ho parole.Le persone hanno bisogno adesso non fra 60 giorni.Io abitato in un comune della provincia di Roma e tutti quelli che anno chiesto i nonni sonno stati aiutati.Non pensavo che a Aquila le leggi sonno diverse

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *